[LO STRIGO] Racconto Interattivo - Terza Puntata

Day 4,351, 07:36 Published in Italy Italy by Gwynbleidd Atlius

Gli stivali emettevano un suono sordo e cupo sull'impolverato pavimento di legno della locanda. Un orecchio attento avrebbe notato anche lo scricchiolio della fanghiglia sotto le suole, i piccoli sassi che schizzavano proiettati dai piedi che avanzavano. Un occhio ancora più attento avrebbe riconosciuto quegli stivali e quella camminata anche senza vedere il volto di chi si stava muovendo.

Moirren aep Dwerven era uno dei marescialli dell'esercito nilfgaardiano più temuti. I racconti delle sue gesta non facevano mai riferimento al campo di battaglia perché il suo ambiente naturale era la sala di tortura, i suoi strumenti non erano spade o balestre, bensì pinze, tenaglie, martelli e piccole mazze. Forse fu proprio per questo che quella sera, mentre il sole pure andava a nascondersi dietro le mura di Maecht per paura d'aver commesso un'infrazione, nella locanda piombò il silenzio più assoluto all'apparire di quegli stivali e di quel passo sicuro.

Oste! Gridò Moirren con la voce rauca da gran bevitore quale era. Un mahakaman, svelto. L'oste smise di lucidare i bicchieri e si mosse lentamente, prese una bottiglia, la aprì e versò un po' di idromele nel bicchiere vuoto e già pronto sul bancone. Prima che potesse ritrarre il braccio le dita di Moirren già si erano serrate sul suo polso e il maresciallo lo guardava dal profondo dei suoi occhi neri come l'abisso.

Il pover'uomo si sentì scrutato fin nell'angolo più intimo del suo essere. Da queste parti, forse, è passato un disertore, di nobile famiglia. Portava con sé uno strigo ferito. Ora: tu non mi devi dire se sono passati di qui, no... Tu mi devi dire dove sono andati dopo essere stati qui. L'oste trasalì. Devi farlo, continuò Moirren aep Dwerven, perché altrimenti io ti farò molto male. Così male che scoprirai molte nuove definizioni della parola dolore e riuscirò a farti sanguinare anche da posti in cui non avresti mai pensato potesse uscire così tanto sangue.

S-sono p-p-passati di qui sì. Ha-hanno preso una stanza. Non so dire se l'altro fosse uno strigo, non l'ho visto in faccia. Così disse l'oste, tremando. Oh, rispose Moirren, ma anche vedendolo in volto non avresti potuto determinare la sua natura, te lo assicuro. Lo sguardo del maresciallo non si staccava dalle orbite del locandiere. Non so dove sia andato il nobile, lo strigo però non si è mosso, a meno che quei mostri non abbiano anche il dono dell'invisibilità! Accennò un sorriso pavido. Anche Moirren gli sorrise di rimando. No, quello gli manca in effetti. Bene, il mio amico è di sopra dunque. Moirren lasciò il polso dell'uomo. Vieni, accompagnami alla sua stanza. Vedendo che l'oste titubava aggiunse: ti prego, con una luce mortifera negli occhi.

Salirono al piano di sopra, i passi torturavano il pavimento in legno. L’oste indicò una porta e Moirren indicò di nuovo la porta all’oste. Con una paura quasi ancestrale il tapino dischiuse la porta e vide gli stivali dello strigo distesi sul letto. Dorme ancora, pensò. Venne spinto dentro da Moirren ed entrambi non impiegarono molto a capire che lo strigo era morto. Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettati però, Moirren non ne fu affatto felice. Si gettò sul corpo e rovistò fra le vesti logore e insanguinate del mutante. Il locandiere, spaventato da quella reazione, ricadde sul pavimento e corse via. Il nilfgaardiano sembrava un predatore chino sulla preda. Continuava a frugare da tutte le parti, finché non trovò un piccolo foglio di pergamena sulla quale era scritto un appunto.

Figlio di una grandissima baldracca zerrikaniana, disse a denti stretti Moirren aep Dwerven, l’Esecutore del Destino. Per sua fortuna riusciva a capire quel che c’era scritto; fosse stato scritto in qualche lingua del Nord non avrebbe capito nulla. Oleg lo Svelto, ecco cosa diceva. Un nome. Lo giudicò appena sufficiente ma gli avrebbe comunque permesso di continuare a indagare. E come poteva lamentarsi? La voce di qualcuno, a quanto pareva un giovane nobile nilfgaardiano che aveva aiutato lo strigo in difficoltà, doveva essere vera. Trovare il disertore doveva essere la sua missione principale.
Stanno tramando qualcosa. E io scoprirò cosa.
***

Aillil Mawr Dyffryn aep Ceallach era nervoso. Sebbene Caedvenn fosse suo amico da tempo immemorabile i rimproveri che ogni volta gli riservava lo facevano imbestialire.

È inutile fare quella faccia Aillil, te l’ho detto: lo strigo aveva il nome di un nano, un informatore molto importante per il successo della ribellione. Avresti dovuto frugare lo strigo in cerca di altre informazioni. Disse Caedvenn.
Se tu mi avessi avvertito prima… provò a dire Aillil ma venne subito interrotto.
Avvertito come? Con un corvo? Un piccione? Un segno su un albero? Aillil, dannazione, se trovano l’informatore e riescono a farlo cantare siamo tutti finiti.

Adesso il giovane nilfgaardiano si sentiva sinceramente in colpa. Non voleva che altri perdessero la vita prima che davvero ci fosse qualcosa per cui combattere, prima che la ribellione di Nazair prendesse vita e vedesse uniti uomini, elfi, nani e gnomi contro l’impero di Nilfgaard. Ogni combattente perso ora era come una possibilità di vittoria in più che sfumava. E Aillil aveva già perso uno strigo…

Caedvenn, disse il giovane. Qual è la strada più veloce per raggiungere Oleg lo Svelto?

Beh, ce ne sono due, una passa per il mercato. Lì c’è sempre gente e questo potrebbe rallentarti, ma potrai confonderti con la folla. L’altra passa per il canale di scolo, alla fine c’è La Topaia. Si tratta di un capanno vicino ai moli dove le acque sporche della città si riversano. Oleg è lì.

Aillil soppesò la questione, poi scelse…

1) La strada che attraversava il mercato di Maecht.
2) Il canale di scolo.